L'anno scorso ho molto apprezzato l'appuntamento con la Dandini a "Parla con me". Quest'anno ho
deciso di idolatrarla. Ieri sera ho resistito fino a mezzanotte nonostante l'offerta trista delle tv nostrane (il commissario Soneri, l'immancabile Steven Segal e il polpettone di Gabriel Garko) pur di arrivare ancora sveglia alla prima puntata della nuova serie. Il colpo di genio già si pregustava con Zoro e la sua doppia personalità che cercava di parlare al paese dalla finestra, ma il paese ovviamente dormiva. Infine eccolo: il Trio Medusa nei panni di ausiliari del Tg1, pronti a scendere in campo per intervistare gente comune e sindacalisti sullo sciopero dei tacchi alti nelle aziende, oppure a tastare il polso della situazione nei supermercati sul grave rischio di un'invasione di mucche tra le corsie dei biscotti per la prima colazione. Stupendo. O tragico. A seconda dei punti di vista. Intanto il Tg1 giusto giusto ieri sera ha mandato in onda un servizio sulla diffusione delle scarpe comode tra il popolo...poi ci meravigliamo che i nostri rappresentanti in Parlamento non sappiano dove o cosa sia il Darfur.
Ti accoglie quando meno te l’aspetti, appena uscita dalla metro, mentre costeggi Trafalgar
square con un insolito squarcio di sole negli occhi. E ancora è lì, all’improvviso, quel misto dolciastro che dura la frazione di un secondo e sa di mille storie che si incrociano lungo i ponti del Tamigi e si confondono nell’aria densa e fangosa del fiume. Sono colori dei molti popoli che la camminano ogni giorno, odori di sushi, kebab, pitta, sandwich, crepe, hot dog, pasta precotta confusi tra i suoni di lingue diverse che si sovrappongono. Forse viene da qui, l’odore della mia Londra, inconfondibile, di anno in anno, più intenso ogni volta che la percorro addentrandomi nel suo cuore più vero. Venerdì all’odore di Londra si è aggiunto l’odore di concerto, questo invece universale, sempre lui, solleticato dai cori di 75.000 persone che sfilavano cantando l’emozione dei Coldplay fuori dallo stadio di Webley.
L'ho ascoltato.
Ne ho riso.
L'ho commentato.
E l'ho infamato.
Infine, l'ho buttato.
ps. poverone, che vita...come dire...sì, ecco: che vita di merda.
Location: locale dell'isola d'Elba, qualche sera fa
V: carino quello
C: hmm..un po' giovane...aspetta che mi diverto un po' e lo fisso
Risultato: Tempo 10 minuti furono abbordate inaspettatamente da gruppetto di ventitreenni. Certe soddisfazioni non hanno prezzo
Morale: i giovani d'oggi sono molto più intraprendenti del previsto, nonchè dei loro simili più anziani.
Dormire. Mangiare. Sognare. Brandeggiare. Parlare. Fumare. Ascoltare. Ridere. Tuffarsi.
Scaldarsi. Il corpo e il cuore. Ventiquattr'ore al giorno, quindici giorni all'anno. Navigare. Delfini, stelle marine, daini, mare azzurro, silenzioso, verde, incantante, blu, profondo. E cantare. Dimenticarsi per un attimo di tutto. Scordare il lavoro per ricordarsi di cosa è importante, e bello, nella vita. Sognare, forse, cosa si voglia veramente. O semplicemente staccare, finalmente, da un anno lungo, lunghissimo, troppo lungo. Sciogliere il cuore nel mare, e piangere le lacrime dovute. Per poi ricominciare.
"L'invincibilità sta nella difesa, la vulnerabilità sta nell'attacco."
"Nell'operazione militare vittoriosa prima ci si assicura la vittoria, poi si dà battaglia."
"Un risultato superiore consiste nel conquistare intero e intatto il paese nemico. Distruggerlo costituisce un risultato inferiore."
Secondo il Sun Tzu il segreto per vincere sta nel conoscere gli elementi che compongono la situazione e agire su di essi in modo da utilizzare a nostro favore il loro potere intrinseco.
Sun Tzu, L'arte della guerra
Eh sì, stavolta sono quasi emozionata sul serio all'idea di vedere Brian
cantare con il suo vocino acido e le sue pose femminee. La settimana dei concerti continaua, baby, e stavolta si parte alla volta di Villafranca al gran completo: 5 fanatiche dei Placebo occuperanno il suolo del castello scaligero, per la prima volta senza doversi chiamare al telefono per ascoltare il pezzo preferito. A parte un lieve intermezzo d'ansia causato da apparizioni calamitose che il destino non mi risparmia, mai, il clima è clemente e il castello ci accoglie con il suo praticello verde, che si rivela alquanto più praticabile dell'acciottolato ferrarese. Alle 9 e 25 prendiamo posizione, lato sinistro, come da tradizione, e ta daaaan: Brian è tra noi. Calca il palco con il suo gilettino nero e la sua coda, accompagnato dal buon Stefan e dal nuovo batterista, che ci dà e ci dà e ci dà ancora. Tripudio generale. Si parte con il nuovo album, in ordine perfetto ci sparano Kitty Litter, Ashtray heart, sul cui "corazon de cenicero" da buona ashtray girl inizio a sentire scricchiolare la voce, Battle for the sun e For what it's worth. L'esecuzione è incredibilmente perfetta: Brian canta e suona senza sbavature, azzecca tutte le parole, sembra di ascoltare il cd, tanto che ad un certo punto ci viene il dubbio che sia in playback, pensiero a cui segue la certezza che il nuovo maestro di canto di Brian sia un genio. Quasi quasi mi ci potrei rivolgere anch'io, che sono un caso disperato. E a questo punto arriva il bello: Brian che non ha ancora salutato il pubblico si avvicina al palco e tac, parte con una ramanzina che te la raccomando tutta. Sembra la signorina Rottermaier a cui hanno servito il tè senza il latte parzialmente scremato: Brian se ne esce con un "no violence at placebo shows", appoggia la chitarra a terra e sgrida tutti dicendo che c'è un po' troppa follia sotto il suo palco, che non bisogna spingere la gente contro le transenne e soprattutto che se non la piantano il concerto non continuerà, pappappero. Poi prosegue con il suo impeccabile accento inglese per consigliare a tutti di fare due passi indietro, prendere un bel respiro e fare pensieri felici. ??. Sì, l'ha detto. Ma chi è il suo nuovo spacciatore? Mah. Il concerto fortunatamente riprende, memori di esperienze passate ai concerti dei Placebo e della rinomata luna storta di Brian già temevamo di dovercene tornare a casa dopo tre canzoni con le pive nel sacco. Invece per fortuna si ricomincia, e a questo punto perdo ufficialmente la voce, non riesco più a urlare maledizione. Non mi resta altro che ululare a Bryan, eh sì, a mali estremi, estremi rimedi. La scaletta ci lascia un po' basite con Follow the cops back home, ma siamo disposte a perdonargli tutto finchè..un'altra interruzione. E chemaronna Lou. Stavolta problemi tecnici. E già me lo rivedo tornare ubriaco marcio a suonare con i gomiti sbagliando i testi come a Perugia per il tour di Black market music. Ma il nuovo Brian non le fa più queste cose, grazie al cielo, e si ripresenta con Every you and every me, Special K, Infra red, Happy you're gone, Meds, The Bitter end, Special needs, Taste in men. Per come la pensavo io avrebbe potuto continuare per ore, per giorni, a snocciolare il repertorio che so a memoria. Avrebbe potuto fare qualunque cosa, ma non finire senza fare Julien, senza Julien no. Insomma, ci ha mandate a casa con il voglino. Il nuovo spacciatore ha ancora un po' da lavorare. Va bè fa lo stesso. I love Brian Molko.
I ringraziamenti per le foto questa volta vanno a Viola, sacerdotessa dei Placebo sin dalle origini.